spam update

Il vortice di update su Google non accenna a fermarsi. Pensa a quanti aggiornamenti abbiamo notato nelle ultime settimane:

  • Pochi giorni fa è iniziato il rilascio del Page Experience Update, incentrato sulle performance delle pagine e sul miglioramento dell’esperienza utente;
  • Poi abbiamo notato le prime avvisaglie di un doppio Core Update, che rende l’intero algoritmo più raffinato e preciso;
  • Negli ultimi due giorni è avvenuto il rilascio dell’aggiornamento contro lo slander-peddling, una pratica diffamatoria incredibilmente dannosa per le persone (bravo Google!).

Ecco, è notizia di qualche ora fa l’approvazione di un nuovo piccolo aggiornamento anti-spam, denominato con scarsa fantasia “Google Spam Update”.

L’infinita lotta di Google contro lo spam

Ogni giorno, Google scopre circa 40 miliardi di pagine spam: si tratta di pagine che non offrono alcun valore aggiunto agli utenti, ma anzi li tempestano di offerte posticce, annunci-truffa e fastidiosi pop-up per installare malware, o rubare loro informazioni personali. L’algoritmo del motore di ricerca interviene durante le fasi di crawling, indexing e ranking di una pagina Web per scovare ed eliminare contenuti spam.

  • Crawling: I bot di Google scandagliano il Web alla ricerca di pagine da esplorare, saltando di sito in sito attraverso i link esterni. Già durante il crawling, l’algoritmo è in grado di distinguere fra siti di qualità e pessimi clienti. Infatti, se un sito è menzionato solo da fonti di dubbio valore, Google è meno propenso ad esplorarlo.
  • Indexing: Una volta terminata l’esplorazione, i bot raccolgono le pagine e le inseriscono in un gigantesco database, pronte ad essere esposte agli utenti quando cercheranno una query pertinente. Non tutte le pagine esplorate vengono indicizzate: Google continua infatti a selezionare i contenuti di qualità e lasciare fuori dal database le pagine spam.
  • Ranking: Infine, abbiamo la fase di posizionamento vero e proprio. Ogni volta che un utente digita una query, Google gli propone una lista ordinata di pagine che potrebbero rispondere alle sue intenzioni e curiosità. Maggiore è la qualità delle pagine e dei loro contenuti, più in alto saranno posizionate. Viceversa, se i contenuti sono scarni o pieni di spam, le pagine precipiteranno in basso nella SERP.
google spam update spiegato da googlebot
Googlebot spiega quanto spam viene trattenuto da algoritmi e quality rater. Foto da Google

Dunque, il numero di pagine spam che visualizziamo su Google è infinitesimale rispetto alla quantità di contenuti indesiderati creati ogni giorno da webmaster malintenzionati. Secondo Google, il 99% delle ricerche organiche è spam-free, grazie all’intervento dell’algoritmo in ciascuna delle tre fasi viste finora. E il restante 1%?

Il lavoro dei quality rater

Una volta che i contenuti sono posizionati in SERP, la palla passa a un esercito di valutatori sparsi in tutto il mondo, che ispezionano le pagine dei risultati per migliorarne la qualità.

Si tratta dei quality rater, soggetti ai quali Google assegna un gruppo di SERP da analizzare per scoprire pagine di scarsa qualità sfuggite alla mannaia algoritmica.

I quality rater esaminano le singole pagine posizionate per un argomento, verificando la loro rispondenza alle linee guida emanate da Big G ed esprimendo un giudizio di qualità sulle SERP che hanno controllato.

Il loro lavoro è estremamente delicato e importante, e segue una scaletta precisa: in questo modo, i giudizi dei rater sono standardizzati e affidabili. Google trasmette le loro valutazioni a sistemi di machine learning, che serviranno a migliorare l’algoritmo e renderlo più sensibile agli argomenti su cui i rater si sono espressi.

Spesso associamo i quality rater alle penalizzazioni manuali, cioè ai crolli di traffico e ranking che subiamo quando i nostri contenuti non soddisfano le guidelines. Se nella tua Search Console trovi una penalizzazione manuale, probabilmente il tuo contenuto non ha rispettato il giudizio dei rater, è stato riesaminato da un algoritmo e ha subìto un ridimensionamento.

Il Google Spam Update e le sue conseguenze

Nonostante le ingenti risorse impiegate finora, lo spam è un fenomeno che non sembra avere fine. Per contrastarlo, Google ha bisogno di migliorare costantemente i propri algoritmi, ma potremmo dire che il nuovo aggiornamento ha un’importanza più “filosofica” che pragmatica.

Come già avvenuto per gli aggiornamenti di questo mese, i siti che si comportano secondo le guidelines di Google non dovrebbero subire variazioni di ranking. Il Google Spam Update mira infatti a contrastare specifiche tipologie di siti, che ospitano programmi dannosi o costringono gli utenti a compiere delle azioni con l’inganno.

Esistono però alcuni casi in cui il tuo sito potrebbe essere contrassegnato come spam nonostante le tue migliori intenzioni. Queste situazioni prendono il nome di hacked spam: in sostanza, un malintenzionato potrebbe aver preso il possesso del tuo sito e averlo usato per veicolare malware.

Gli utenti su Google notano immediatamente che qualcosa è andato storto, grazie a una piccola avvertenza che appare sul risultato di ricerca. Finché non cliccano sul risultato e non interagiscono con il sito, i loro dati sono al sicuro.

Se è il tuo sito ad avere subito un simile attacco, dovresti controllare il rapporto Sicurezza nella Google Search Console, prima che gli algoritmi lo rimuovano interamente dall’indice. Puoi seguire questo video per orientarti attraverso tutti i passaggi da adottare per rimettere in sicurezza il tuo sito:

Quindi, il Google Spam Update non colpirà tutti i siti, ma solo quelli che ospitano spam. Se noti un sensibile peggioramento nel ranking delle tue pagine, dai un occhio alla Search Console!

Cosa possiamo fare per te

Se questo articolo ti ha fatto capire che dovresti dare una controllatina al tuo sito, contattaci per saperne di più! LinkJuice è l’agenzia di Digital PR, Link Building, SEO e Brand Reputation che può supportare al meglio la tua idea di business digitale e seguirti per potenziarla al massimo, aumentando i ricavi del tuo progetto.

Commenti Facebook
Torna su