Intento di ricerca (search intent): cos'è e come utilizzarlo nella seo

La SEO è in continua evoluzione e i continui update che Google rilascia per il suo algoritmo (ad esempio BERT, uno degli ultimi più importanti) scandiscono piccoli o grandi adeguamenti che chi si occupa di posizionamento sui motori di ricerca deve giocoforza comprendere e mettere in atto.

Oggi non si fa SEO come si faceva dieci anni fa, e tra dieci non la si farà come la si persegue oggi; nel mezzo c’è una continua evoluzione, che a volte rallenta e altre volte accelera. In questo preciso momento storico stiamo nel bel mezzo di una vera e propria “rivoluzione seo” in quanto la tecnologia “voice” installata su miliardi di dispositivi (non solo smartphone) e la capacità delle macchine di apprendere (machine learning / intelligenza artificiale) sta cambiando quasi completamente lo scenario dentro al quale ci siamo ritrovati a lavorare per anni.

E parlando di “parole chiave” possiamo dire che si sta passando da un approccio esclusivamente “keywords oriented” ad uno di più ampie vedute, basato sui reali bisogni delle persone, definito “intento di ricerca” (search intent).

Vediamo nel prosieguo dell’articolo di capire meglio che cosa si intende quando parliamo di “search intent” e come utilizzarlo lato SEO.

Intento di ricerca (search intent): cos’è e come utilizzarlo nella seo

Il “search intent” – in italiano “intento di ricerca” – è quel vero bisogno che ci ha spinto a compiere una ricerca su Google unito a ciò che ci aspettiamo effettivamente di trovare come soddisfazione alla nostre necessità. E’ la ragione che ci spinge a cercare unita alla soddisfazione della giusta risposta (possibilmente nel tempo più breve possibile).

Secondo un’analisi di tutte le query eseguite, queste possono essere suddivise in 4 grandi macro-aree di “intenti”: navigazionale (conosciamo già il prodotto/brand e vogliamo approfondire), informazionale (cerchiamo informazioni perché non conosciamo bene l’argomento), commerciale (simile alla precedente ma più orientata ad informazioni su prodotti da acquistare), e transazionale (ricerche mirate a finalizzare una conversione).

Tenendo presente questa suddivisione andremo dunque ad analizzare con attenzione i risultati mostrati in serp da Google per una determinata query, ponendoci domande come queste: ci vengono mostrati video? Ci vengono mostrati risultati con “rich snippet”? Ci vengono mostrate news e caroselli? I risultati testuali a quale delle quattro macro-aree fanno maggiormente riferimento?

Capire in modo approfondito il tipo di risposta che Google costruisce per ogni keyword significa andare esattamente alla ricerca del reale “search intent” delle persone, e che è molto di più che pensare alla chiave secca in sé, isolata da tutto questo ecosistema.

Per estremizzare la cosa e far comprendere meglio il concetto, possiamo fare il seguente esempio: potete realizzare anche il più grandioso articolo dedicato alla “scarpe”, ma se il “search intent” di chi digita “scarpe” nel motore di ricerca è quello di acquistarle, il vostro articolo informativo non si posizionerà. Magari invece potrebbe posizionarsi subito un video che mostra come acquistare scarpe al miglior prezzo su Amazon.

Il search intent avrà sempre più peso in futuro, e tutta la tecnologia a disposizione di Google sta lavorando per comprendere sempre meglio le domande e fornire le giuste risposte / risorse. E il lavoro di ogni SEO non può più prescindere da questo.

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